I rettili hanno bisogno di compagnia?

rettili-compagnia-2In generale, i rettili in natura non vivono in gruppo: conducono una vita solitaria e si cercano solo al momento della riproduzione (e dopo l’accoppiamento, ognuno prosegue per la sua strada) sebbene a volte condividano lo stesso habitat per ragioni alimentari o di opportunità. In cattività costringere a convivere nello stesso ristretto ambiente del terrario (o del giardino) diversi soggetti può rappresentare uno stress notevole. Di per sé la cattività è già un fattore di stress per l’organismo dei rettili, in quanto l’ambiente artificiale e il confinamento in spazi angusti non può mai eguagliare l’ambiente selvatico: l’aggiunta di un ulteriore fattore di stress non è certo di aiuto. Lo stress è un fenomeno fisiologico che abbassa le difese immunitarie, rendendo l’organismo più debole e suscettibile a una varietà di malattie. Si possono inoltre verificare lotte o competizioni per il cibo e la fonte di acqua e di calore, destinando i soggetti più deboli o sottomessi a deperire lentamente.

Non ci si deve lasciar ingannare dalla vista di gruppi di giovani iguane o di tartarughine ammassate insieme nei negozi di animali: si tratta solo di esempi di cattiva gestione. In particolare, vanno tenuti rigorosamente da soli i serpenti e in generali i sauri (soprattutto i maschi adulti). Nel caso dei camaleonti, basta la semplice immagine riflessa su una parete di vetro per stressare a morte un maschio adulto, costantemente impegnato a minacciare il rivale fantasma che non ne vuole sapere di allontanarsi.

Le tartarughe di terra mediterranee (genere Testudo) nella stagione degli accoppiamenti corteggiano con modi brutali le loro compagne, speronandole e mordendole. Nel caso di Testudo hermanni la situazione è particolarmente grave a causa dello sperone corneo nella punta della coda con cui il maschio può causare serie lesioni alla compagna, a volte tanto gravi da portarla alla morte, perché non ha modo di sottrarsi ai corteggiamenti come accadrebbe in libertà. I maschi tra loro sono molto competitivi e lottano facendosi del male. Per evitare che le femmine vengano stressate e lesionate dai maschi è importante il corretto rapporto dei sessi: per ogni maschio ci dovrebbero essere almeno 5-6 femmine, in modo che dividendo le sue attenzioni tra tutte abbia meno possibilità di ferirle. In caso contrario le uniche soluzioni consistono nel tenere maschi e femmine in recinti separati o cedere i maschi di troppo.

Anche le tartarughe d’acqua possono molestarsi a vicenda, staccando a morsi le dita o la punta della coda. Per convivere, devono avere a disposizione un laghetto sufficientemente ampio.

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Le tartarughe di questo gruppo, allevate insieme, hanno la stessa età. Pur condividendo lo stesso ambiente e lo stesso cibo, quella in basso a sinistra è cresciuta molto meno, per l’incapacità di competere con le altre più aggressive.

Non dobbiamo credere che i rettili, dotati di un cervello molto “primitivo”, abbiano bisogno di compagnia, attenzione e affetto dai loro simili: per trattarli bene occorre rispettare più possibile la loro natura e lasciare che vivano in beata solitudine.

 

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