Il risveglio dal letargo delle tartarughe terrestri

Chi possiede delle tartarughe di terra alla fine dello scorso autunno le avrà viste interrarsi in giardino per iniziare il letargo invernale. Le tartarughe, infatti, come tutti i rettili dipendono dal calore del sole per fornire energia al loro metabolismo, e con il freddo non riuscirebbero a sostenere le loro attività fisiologiche. Sprofondate nel terreno, le tartarughe restano in una sorta di animazione sospesa, rallentando il metabolismo all’estremo e sopravvivendo grazie alle riserve corporee accumulate alimentandosi durante il periodo caldo e all’acqua accumulata nella vescica.

Quando, in primavera, la temperatura ambientale risale sopra i 10°C, l’organismo del rettile inizia a rimettersi in moto. Il letargo non è un tranquillo sonno invernale, ma un periodo potenzialmente molto rischioso se non si svolge in maniera ottimale. Se la temperatura è rigida, arrivando a zero gradi o meno, i tessuti si congelano causando danni di vario grado, come paralisi, cecità, lesioni cerebrali. Se la temperatura è troppo elevata a causa di un inverno particolarmente mite, la tartaruga consuma le sue riserve ad un ritmo troppo rapido, producendo nel contempo una quantità eccessiva di tossine. Al risveglio sarà emaciata e disidratata, e stenterà a riprendersi.

Se il letargo si è svolto in condizioni ideali la tartaruga, avvertendo l’aumento della temperatura ambientale, inizierà a riattivare il metabolismo e uscirà all’aperto. Il calore e la luce del sole sono indispensabili per stimolare i suoi processi vitali e “rimettere in moto” l’organismo. Durante il letargo la tartaruga è vissuta sfruttando le sue riserve corporee ma grazie all’estremo rallentamento del metabolismo dovrebbe aver subito una perdita del peso corporeo piuttosto limitata, non superiore al 10% in condizioni normali. È quindi importante registrare il peso del rettile prima del letargo, per confrontarlo con quello del risveglio, in modo da verificare che la tartaruga non abbia perso troppo peso, nel qual caso potrebbe stentare a riprendersi senza cure appropriate. Appena riemersa dal terreno, la tartaruga va esaminata con cura per osservare se presenta lesioni o segni di malattia, come descritto più avanti.

La prima necessità che ha la tartaruga al momento del risveglio, insieme al calore del sole, è quella di poter bere, per reidratarsi ed espellere le tossine. Pertanto, all’uscita dal letargo si deve prendere la tartaruga e farle fare un bagno tiepido, mettendola in un contenitore di acqua il cui livello superari di poco il piastrone, per evitare rischi di annegamento. Entro un paio d’ore la tartaruga dovrebbe bere e urinare, dopo di che la si può togliere dall’acqua. Poter reintegrare le riserve idriche perse durante il letargo è di fondamentale importanza, ma il bagno è utile anche per stimolare l’animale ad espellere le tossine accumulate durante il sonno invernale urinando. La vescica infatti nelle tartarughe ha una parete permeabile, che permette di riassorbire l’acqua, ma anche le sostanze di scarto accumulate durante l’inverno.

Le tartarughe di terra devono sempre avere a disposizione un contenitore d’acqua a cui accedere liberamente, abbastanza largo da permettere loro di immergersi completamente, ma per la prima settimana è consigliabile metterle in acqua quotidianamente per stimolarle a bere e urinare.

Le tartarughe dovrebbero riprendere ad alimentarsi entro una settimana dal risveglio. L’alimentazione ideale delle tartarughe di terra è rappresentata da erba e piante di campo (tarassaco, piantaggine, trifoglio ecc.), senza alcuna aggiunta di verdure commerciali (come insalata e pomodori) o peggio di alimenti innaturali e dannosi (come pane o carne).

Se la tartaruga non riprende ad alimentarsi spontaneamente entro una settimana siamo di fronte ad una condizione patologica detta anoressia post letargo. Le cause possono essere diverse, ad esempio un consumo eccessivo delle riserve corporee dovute ad una temperatura eccessiva durante il letargo, un clima troppo freddo dopo il risveglio o una malattia. Ecco un esempio dei problemi di salute che compaiono più spesso dopo il letargo.

  • Lesioni da freddo. Sono lesioni agli occhi o al sistema nervoso causate da temperature troppo basse. Si manifestano con cecità e quindi mancata assunzione di cibo, incapacità di muovere uno o più arti, testa deviata da un lato, movimenti in circolo.
  • Stomatite necrotica (infezione della bocca). La cavità orale è infiammata e piena di materiale purulento. La condizione è dolorosa e impedisce alla tartaruga di alimentarsi.
  • Rinite (infezione respiratoria). Si manifesta con uno scolo dalle narici che può essere mucoso o purulento, spesso accompagnato da occhi chiusi e disinteresse per il cibo.
  • Lesioni causate dall’attacco di roditori. Ratti e topi possono aggredire la tartaruga ibernata causando lesioni devastanti, fino all’asportazione completa degli arti.

L’anoressia post letargo è un serio problema, che va affrontato prontamente perché le probabilità di ripresa sono sempre minori maggiore è il tempo trascorso senza assumere cibo. Quindi, se si osserva che la tartaruga non riprende a mangiare va fatta visitare senza indugio.

Il trattamento dell’anoressia post letargo consiste nel porre il rettile in un ambiente controllato, un terrario che offra condizioni di temperatura, umidità e luce ideali, nel reidratare quotidianamente l’animale e, dopo aver normalizzato la funzione renale, nell’iniziare a somministrare alimenti direttamente nello stomaco con un sondino, per riattivare il metabolismo. In genere si eseguono degli esami del sangue per valutare in modo approfondito lo stato fisico della tartaruga. Inoltre si trattano eventuali problemi concomitanti, come le infezioni. In genere, con le cure adatte la tartaruga riprende ad alimentarsi e può ritornare al suo giardino.

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